Inserita in Attualità il 21/10/2013 da Redazione
Erice: assemblea cittadina su viaggi della speranza
“Il mar Mediterraneo – ha dichiarato Tranchida – sul quale Monte Erice si erge, sempre più diventa scenario di terribile morte ed insieme autostrada di speranze e di riscatto, alla ricerca della libertà agognata, da guerre e dittature, nonché dalle miserie e privazioni dei diritti umani, verso un futuro di speranza per tantissime donne, giovani e uomini che fuggono dai loro natii paesi africani, rivieraschi in primo luogo. La Sicilia e le nostre coste, in particolare, da sempre hanno rappresentato il primo approdo verso il ‘nuovo’ mondo per quanti nei loro occhi, carichi di aspettative, ci hanno sempre guardato come il Nord”.
Un fenomeno definito storico, simile a quello che in passato ha riguardato tantissimi italiani e siciliani, emigrati ancora a nord, in altri paesi europei o addirittura oltre oceano.; qualcosa che tutt'oggi spesso porta tantissimi giovani in cerca di futuro e speranza al di fuori dei confini del nostro Stivale.
“Di questi tempi, però – ha continuato il primo cittadino ericino –, la nostra terra, sempre più si presenta agli occhi speranzosi dei migranti del nord Africa come la prima ‘stazione’ di un lungo viaggio che immaginano li porti nel cuore dei Paesi europei, dove le possibilità di vita siano magari più facili rispetto alla crisi socio-economica che gravemente ci preoccupa come Paese Italia. La Sicilia, pertanto, non solo come destinazione finale ma come prima tappa di un viaggio ancor più lungo e forse non più definitivo. Le preposte Istituzioni nazionali e locali, nonostante le vigenti contraddizioni legislative e la grave ‘lontananza’ europea, ci hanno chiesto di dare una mano in termini di prima accoglienza in particolar modo nei confronti dei profughi e rifugiati politici. A tale appello, ha fatto sapere Tranchida, non si poteva restar sordi, così “nei prossimi giorni – ha concluso il sindaco –, saremo chiamati a fare la nostra parte anche dal punto di vista logistico-operativo”.
M. A.
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