Se l’intera provincia di Trapani restasse di colpo senza artigiani, cosa succederebbe?
Cosa succederebbe se domattina, d´improvviso, la provincia di Trapani fosse senza i suoi 7.345 imprenditori artigiani? L´impatto sulla popolazione sarebbe, tutto sommato, abbastanza contenuto: l´1,7% in meno. Ma gli effetti sarebbero quelli di uno tsunami sull´economia e sulle condizioni di benessere di cittadini e famiglie. Il valore aggiunto diminuirebbe di 756 milioni di euro, pari ad un calo del 12,3%; il made in Trapani perderebbe un apporto di 7 milioni di euro. Considerando senza lavoro gli 8.800 dipendenti dell´artigianato, il numero di disoccupati aumenterebbe del 32,9% ed il tasso di disoccupazione passerebbe dal 19,1% al 26,8% aumentando di 7,7 punti. Rimarrebbero 169.535 abitazioni senza artigiani dell´edilizia e dell´installazione di impianti che intervengano per la manutenzione; resterebbero inanimati 3.626 impianti fotovoltaici senza una adeguata installazione e manutenzione di artigiani della filiera delle rinnovabili, lo stesso per i 92 impianti eolici nella Regione. Nei magazzini delle imprese di produzione e alle porte di negozi ed uffici rimarrebbero 3,0 milioni di tonnellate di merci che non verrebbero più gestite dalle imprese artigiane di autotrasporto. Vi sarebbero 128.000 famiglie che possiedono almeno un´automobile e, nel complesso, un parco di 270.833 veicoli circolanti senza autoriparatori artigiani a cui rivolgersi per manutenzione e assistenza; ogni giorno aumenterebbe anche la presenza di motocicli, autovetture ed autobus fermi per strada. Rimarrebbero 159.300 famiglie che possiedono una lavatrice e 90.900 famiglie che possiedono un lettore dvd senza artigiani riparatori di elettrodomestici da chiamare in caso di malfunzionamenti. Si ritroverebbero senza assistenza tecnica anche le 78.900 famiglie che possiedono condizionatori e climatizzatori. Sarebbero 49.800 le famiglie che non trovano più le botteghe aperte per la riparazione delle biciclette e la sostituzione di pezzi di ricambio. E le 88.100 famiglie che possiedono Personal computer rimarrebbero senza i servizi e la competenza degli artigiani dell’informatica per installazioni, manutenzioni e cablaggi. Sarebbero 56.600 famiglie che possiedono una antenna parabolica e altre 69.800 famiglie con decoder digitale terrestre a non poter vedere programmi vista la mancanza degli installatori artigiani di antenne. I 3.520 sposi dei matrimoni celebrati in un anno non potrebbero indossare un abito nuziale realizzato e provato in una sartoria artigiana; nessun fotografo professionista alla cerimonia e il banchetto sarebbe senza la torta nuziale realizzata da una pasticceria artigiana specializzata. Un disastro della qualità per 183.800 italiani che mangiano dolci almeno qualche volta alla settimana e che vedrebbero sparire pasticcerie, cioccolaterie e gelaterie artigiane. Per 50.200 cittadini che non pranzano in casa nessun panificio o rosticceria con prodotti artigianali a disposizione. Inoltre, per 423.133 cittadini che rimangono dopo la sparizione degli artigiani, sarà ancora possibile, vestirsi, arredare la casa e fare un regalo, ma sparirà la qualità e la perizia degli artigiani, ad esempio, negli articoli di abbigliamento, in pelle e pellicce, nei prodotti in legno e nei mobili, nell´oreficeria, nel vetro e nella ceramica. Un’altra stima fissa a 191.923 il numero di donne con oltre 15 anni che non troverebbero acconciatori ed estetisti. Considerando come potenziali visitatori di beni culturali nella provincia i residenti ed i turisti, sarebbero 1.016.320 le persone che non potrebbero apprezzare alcun restauro realizzato da artigiani specializzati di monumenti e delle opere d´arte presenti nei 218 musei, aree archeologiche, chiese, palazzi storici e giardini sia pubblici che privati regionali. Una d´bâcle anche per il turismo: i 585.842 arrivi turistici non potrebbero n´ utilizzare servizi erogati dalle imprese artigiane indispensabili per il soggiorno n´ accedere alla qualità dei prodotti dell’artigianato. Questa storia che abbiamo inventato potrebbe, in fondo, avere un lieto fine. Gli artigiani insegnano un lavoro: la formazione “sul campo” fatta dagli artigiani ai neoassunti vale 17 milioni di euro all´anno, pari al 2,18% del valore aggiunto prodotto dall’artigianato del territorio. Da questa semina quotidiana svolta nelle aziende l´artigianato potrebbe risorgere grazie ai 8.800 dipendenti delle imprese artigiane che diventerebbero, a loro volta imprenditori artigiani, sempre che la burocrazia e la documentata scarsa efficienza dei servizi della Pubblica Amministrazione non uccida questo rinascimento dell´artigianato: tra 34 Paesi avanzati l´Italia è al 31° posto per contesto favorevole a fare impresa secondo la graduatoria della Banca Mondiale Doing Business 2014; tra tutti i 189 Paesi nel mondo l’Italia si posiziona al 65° posto, all´8° posto per entrate fiscali sul Pil, saliamo al 7° posto per spesa pubblica sul Pil e, addirittura, primeggiamo collocandoci al 3° posto per crescita delle entrate fiscali tra il 2005 e il 2013.
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