Inserita in Cultura il 28/02/2015 da Amministratore
La giustizia “eccessiva” di Gesù. No alla fraternità calpestata dall’ira e da parole offensive
L’invidia è “assassina” e porta alla morte morale dei fratelli“ Abbiamo davanti agli occhi i vizi degli altri, mentre i nostri ci stanno dietro” (Seneca). Dallo scorso venerdì, primo di quaresima, il vescovo ha iniziato – nel corso dell’omelia in occasione della prima “scinnuta” dei Misteri e al termine della prima “stazione quaresimale” – un percorso di riflessione sui 7 vizi capitali che attraverso il sito della diocesi viene seguito da tutte le comunità. La prima riflessione sulla “superbia” è on-line nell’area download del sito della Diocesi. Questa sera il vescovo si è soffermato sull’invidia, un vizio assassino che uccide e sulla giustizia “eccessiva” del Vangelo. Il percorso con le riflessioni è scaricabile on-line dal sito della Diocesi www.diocesi.trapani.it
“In quale situazione usiamo la parola “eccessivo”? in un negozio o al mercato, quando la merce ha un prezzo eccessivo; a scuola o allo stadio quando una punizione è giudicata eccessiva; in famiglia quando una reazione dei genitori o dei figli supera la giusta misura. Orbene proprio l’inizio del vangelo di oggi contiene il termine “eccessivo” in una frase del discorso della montagna. Gesù, rivolto ai suoi discepoli, dice: La vostra giustizia deve superare di molto quella degli scribi e dei farisei. Deve essere “eccessiva”. Solo così entrerete nel regno dei cieli (cfr. Mt 5,20). Il comportamento dei discepoli di Gesù deve essere diverso: non si deve limitare a conoscere e a eseguire la legge; la giustizia cristiana deve eccedere i limiti della legge. Il modello per i cristiani è il Padre celeste: il suo amore eccede sempre i meriti dei figli e si riversa su di loro sotto forma di misericordia e di perdono. La sua è una giustizia che salva gratuitamente. Perciò possiamo dire che i figli che il Padre riconosce come fratelli di Gesù devono imparare una giustizia diversa, “eccessiva”, mossa da un amore “senza misura”...Gesù sconvolge il metro di misura. ...Gesù conferma che non si deve uccidere, ma specifica: non solo con la spada, ma neanche con sentimenti d’ira o con parole offensive. Per Gesù finisce in giudizio non solo chi uccide, ma anche chi si adira o dà del pazzo e dello stupido al fratello. Gesù prevede un’escalation di giudizio sempre più grave per dire e rafforzare un unico pensiero: no all’uccisione morale dei fratelli; no ai sentimenti che minano la credibilità del fratello e tendono a provocarne la morte sociale; no ai sentimenti che portano all’uccisione interna dell’altro: ira, disprezzo, rottura interiore della fraternità; no all’invidia, che – come scrive p. Cucci - “forse ancor più degli altri vizi, è assassina e tramette morte”, perché “non tende ad alcun oggetto in cui il cuore possa trovare riposo; suo unico motore è vedere il rivale rovinato, a qualunque prezzo”. Qualunque atto religioso diventa autentico, credibile, se prima ci riconciliamo con i fratelli. Il Padre gradisce gesti che vengono da cuori riconciliati, che praticano o ristabiliscono la giustizia nei rapporti umani. Non possiamo dire “Padre nostro” se prima non diciamo “fratello mio” all’altro in modo autentico. Non possiamo offrire all’altare qualcosa che abbiamo sottratto al fratello con paga ingiusta o con estorsioni di qualunque tipo. L’ha ricordato di recente anche papa Francesco. In secondo luogo il Vangelo di oggi invita a superare, nei rapporti umani, le situazioni di contesa: bisogna uscire da ogni fase di scontro. Prima di arrivare dal giudice, prima di rischiare una condanna, è buona norma, anzi è conveniente cercare l’accordo, riconoscendo nell’altro un fratello, prima che un contendente. Arrivare in tribunale significa esporsi ad essere spogliati di ogni risparmio, di tutto. L’accordo con l’avversario libera da ogni forma di prigione, fisica e psicologica. Ancora una volta è la “giustizia eccessiva” dei discepoli di Gesù a manifestarsi.... Papa Francesco denuncia le invidie e le gelosie che esistono dappertutto, nel quartiere e sul posto di lavoro, anche tra i cristiani. Attenzione alla tentazione dell’invidia! Siamo sulla stessa barca e andiamo verso lo stesso porto! Chiediamo la grazia di rallegrarci dei frutti degli altri, che sono di tutti” (EG, 98-99). In questo modo elimineremo i frutti negativi dell’invidia che sono – come insegna san Basilio - l’infelicità e la depressione, l’aumento della cattiveria e della falsità, l’incapacità di riconoscere il bene ricevuto. “Nella prospettiva cristiana Dio è eminentemente inclusivo: se Dio che è carità esiste, non posso volerlo per me senza volerlo per tutti” (Lucio Lombardi Vallauri). Ecco la giustizia “eccessiva”!
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