Inserita in Politica il 01/03/2013 da Redazione
INTERVENTO DEL PRESIDENTE POMA TRASMESSO ALL’URPS E AGLI ALTRI PRESIDENTI DEI CONSIGLI PROVINCIALI DI SICILIA
Di fronte ad una prospettata riforma che non ha ancora alcun profilo, con annunci formali ai quali fanno però seguito veloci dietro front, peraltro a pochissimi giorni dalla seduta dell’ARS (6 marzo) che dovrebbe indicare il da farsi, la mia personale opinione circa l’inflazionata quanto ingiustificata richiesta di soppressione o di riforma delle Province è che ci troviamo ad agire nella più totale confusione politico-istituzionale, anche perché si continua a parlare di intervenire con non meglio precisati decreti, mentre è soltanto attraverso l’adozione di un’apposita legge che la Regione Siciliana (che ha potestà esclusiva in materia) può fare realmente chiarezza sul futuro delle Province Regionali, legge che potrebbe essere approvata in tempi brevi.
Lo afferma testualmente il Presidente del Consiglio Provinciale di Trapani, Peppe Poma, in una dichiarazione rilasciata oggi e che è stata trasmessa anche al Presidente e al Direttore Generale dell’URPS (Unione Regionale delle Province Siciliane) nonché a tutti i Presidenti degli altri Consigli Provinciali di Sicilia.
Per quanto riguarda le gestioni commissariali – aggiunge il presidente Poma - s’impongono delle importanti riflessioni. La già prolungata esperienza trapanese, per esempio, c’insegna che il permanere di un Commissario Straordinario alla guida dell’Ente, dare cioè spazio alla burocrazia a discapito della politica, si traduce quasi sempre in un’amministrazione tecnica totalmente avulsa dalle esigenze del territorio di competenza rispetto al quale rappresenta un corpo completamente estraneo, privo di quella sensibilità indispensabile per potere governare con efficacia, per potere dialogare con gli altri organi istituzionali a cominciare dai Consiglieri, con gli stessi dipendenti e dare risposte adeguate alla cittadinanza. Se a questa situazione, già precaria, si aggiunge poi anche l’eventuale attribuzione di ulteriori poteri ad un unico Commissario Straordinario, chiamato cioè a prendere il posto e svolgere le funzioni normalmente svolte dal Consiglio Provinciale e dalla sua Presidenza, allora non è possibile non parlare letteralmente quanto drammaticamente di vera e propria “sospensione della democrazia” con tutte le conseguenze facilmente immaginabili.
Pertanto, in vista della succitata scadenza assembleare del prossimo 6 marzo, Peppe Poma rinnova l’invito, a nome di tutti i Consiglieri Provinciali di Trapani, nessuno escluso, alle varie forze politiche regionali e, in primis, al Governatore della Sicilia, affinché ponderino quanto più approfonditamente possibile tutti i pro e tutti i contro della eventuale soppressione o radicale modifica di un baluardo della democrazia territoriale quali sono le Province (peraltro nate 150 anni or sono assieme all’unità d’Italia ed espressamente previste dalla Costituzione della nostra Repubblica), tenendo presente che la diminutio del decentramento democratico è sempre e comunque un fatto negativo. Il problema, infatti, non è tanto la soppressione o lo stravolgimento delle funzioni delle Province quanto la necessità di porre maggiore attenzione all’esigenza che le stesse Province hanno di essere messe nella condizione, finalmente reale e non più presunta, di gestire la titolarità delle proprie funzioni e delle proprie competenze garantendo a questi Enti, tramite anche l’attuazione del federalismo fiscale, l’effettiva autonomia finanziaria ed interrompendo la continua proliferazione di organismi, quali Ambiti, Agenzie, Commissari, Autorità, che sottraggono al controllo ed al giudizio degli elettori scelte e decisioni di grande rilievo e che, invece, se organicamente condotti nell’alveo gestionale delle Province, consentirebbero una sicura contrazione di spese con il corrispondente certo raggiungimento anche di obiettivi di efficacia, efficienza ed economicità. Esistono, a questo proposito, dati concreti e oggettivamente incontestabili che minimizzano, per non dire ridicolizzano, la presunta portata dei vantaggi e soprattutto dei risparmi derivanti dalla soppressione delle Province. Basti dire che in quest’ultimo caso la Regione Siciliana dovrebbe individuare ulteriori e non indifferenti risorse (400 milioni di euro annui, che dovrebbero poi pagare i cittadini siciliani) per coprire le spese necessarie per garantire i servizi pubblici in capo ai liberi Consorzi e finora assicurati con i trasferimenti statali alle nove Province Regionali che sono già da sé, sin dalla loro creazione per legge, istituzionalmente predisposte a svolgere le funzioni di Consorzi di Comuni. Condivido invece – afferma infine il Presidente del Consiglio Provinciale di Trapani - l’opportunità di ridurre i costi della politica mediante la riduzione del numero degli Assessori e dei Consiglieri e l’ulteriore riduzione delle previste indennità.
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